Golden State Warriors-Portland Trail Blazers 109-110

Poteva essere una partita dall’infinito numero di protagonisti. Alla fine è arrivato quello più scontato, quello pronto a battere il dito sul suo polso dopo il decisivo canestro da tre punti all’overtime. Damian Lillard ha salutato in bellezza (a meno di incrocio playoff) la sua Oakland, che per l’ultima volta in questa regular season ha ospitato i Blazers (dal prossimo ottobre gli Warriors passano al Chase Center a San Francisco). Lo ha fatto a modo suo: mettendo a segno il settimo canestro della sua partita nel momento più opportuno, al termine di una gara non esaltante. Già, perché il volto della sfida è stato a lungo Jusuf Nurkic, autore di 27 punti e 12 rimbalzi; enorme grattacapo per la difesa degli Warriors. Il bosniaco mette alle corde i campioni in carica, prima di rallentare in un finale giocato senza energie. Poteva essere la partita di Seth Curry (al primo successo contro il fratello Steph dopo sette incroci in carriera), autore di tutti i suoi 11 punti a inizio quarto periodo, con tre canestri dall’arco che danno una scossa a Portland, regalando la doppia cifra di vantaggio agli ospiti in un passaggio cruciale della sfida. Poteva essere la partita di CJ McCollum, che a inizio tempo supplementare ha messo a segno cinque punti consecutivi, ribaltando la situazione a un minuto dal termine: dal -4 Blazers, quasi sempre in vantaggio e privi di forze nell’overtime, al +1 per gli ospiti. Un paio di jumper che zittiscono la Oracle Arena (particolarmente silenziosa ogni volta che gli Warriors subivano un canestro) e che coronano la sua partita da 24 punti, quattro rimbalzi e tre triple. Il killer perfetto, finito rapidamente nel dimenticatoio dopo la prodezza di Lillard. In una partita infinita, dai continui capovolgimenti, il trucco è arrivare per ultimi. E il n°0 di Portland sa bene come fare.

In casa Warriors invece resta il rimpianto, oltre all’ennesima sconfitta casalinga contro un’avversaria diretta da playoff. Non basta un Kevin Durant che aveva tutte le carte in regola per riscattare il momento complicato dei campioni in carica a trascinarli fuori dalle secche di risultati. KD chiude in tripla doppia (26 punti, 10 rimbalzi e 11 assist) una partita in cui realizza gli ultimi cinque punti dei regolamentari, quelli che mandano la sfida all’overtime. Prima andando a schiacciare di potenza sulla testa dei Blazers e poi prendendosi la tripla a 19 secondi dal termine. No, anche a lui sfugge l’opportunità di diventare il volto copertina della sfida, fermato dal primo ferro sull’ultima preghiera arrivata allo scadere del supplementare. L’ultimo canestro degli Warriors infatti lo firma Draymond Green, dall’angolo, trovando il fondo della retina con una tripla che avrebbe costretto tutti nuovamente ad aggiornare i titoli per raccontare la partita. Il n°23 di Golden State chiude con 15 punti, 11 rimbalzi e sette assist, mentre il miglior marcatore della gara è Steph Curry: 29 punti, sei triple e un inusuale 1/3 ai liberi. Già, perché in una partita così combattuta gli Warriors hanno trovato il modo di avere dei rimpianti anche per quanto accaduto a cronometro fermo: i padroni di casa tirano 6/15 dalla lunetta (partiti 1/10), raccogliendo errori anche con Durant (2/4) e Klay Thompson (1/4, in una partita da 15 punti). Sì, in una sfida persa con un solo punto di margine, protagonisti sono stati anche i tiri liberi.

Lillard clutch